La partenza non è delle migliori, la traccia è più molle e subito ci troviamo in difficoltà. È sufficiente però abbassare la pressione sotto una atmosfera per risolvere il problema e incominciare a salire. Ascesa costante, larga e panoramica. Come dicevo un classico dell’escursionismo a tutto tondo. Le emozioni si susseguono, per chi come me adora l’inverno e il manto candido della neve, poter pedalare in queste condizioni è un’esperienza unica. Stiamo salendo su una traccia realizzata dal passaggio di ciaspole e sci, quindi non una pista battuta, il fondo ci sostiene, ma è sufficiente appoggiare un piede a terra per sprofondare fino al polpaccio. E’ qui che si capisce l’importanza di ruote da 4 pollici.

 Proseguiamo l’ascesa con tranquillità, la giornata tersa e il contrato bianco azzurro tipico del ambiente alpino ci regalano sensazioni di serenità e ripagano del freddo e della fatica.  La salita prosegue e alzandoci di quota anche la luce del sole fa capolino illuminando il paesaggio ma non regalandoci il tepore sperato. Finisce la salta, un breve falsopiano ci accompagna verso li rifugio, obbiettivo di giornata. All’arrivo una amara sorpresa, il rifugio oggi è chiuso, quindi addio tepore e tè bollente, arrivederci caldo abbraccio tipico dei rifugi montani. Fortunatamente la giornata tersa ci permette di restare all’aperto, prepararci per la discesa proteggendoci maggiormente dal freddo. In beve il tempo muta, nuvole della Svizzera arrivano veloci, il freddo aumenta e un leggero nevischio portato dal vento ci regala una gradita sorpresa. Questa è l’alta montagna, dove nel giro di pochi minuti una giornata limpida si trasforma in tormenta. Chi si approccia al mondo delle fat in condizioni invernali deve tenere conto di questo quando si muove, poiché è rapido il passaggio da una giornata indimenticabile a una da dimenticare. Approfondiremo magari questo tema un’altra volta, ora descriviamo la discesa. Spariscono le ruote grosse e resta il divertimento. In discesa ci si dimentica totalmente di guidare una Fat bike che su questo terreno si sente a suo agio, e anche se avrei preferito avere una forcella ammortizzata, le asperità vengono assorbite in modo sufficiente, grazie alle generose sezioni delle gomme e alle basse pressioni. Si viaggia veloci, ben oltre i 30 km. È necessario prestare attenzione poiché il fondo morbido può fare sprofondare le ruote e il front flip è sempre in agguato. Infatti eccolo arrivare proprio nel finale, tre ore nella quasi totale solitudine, un passaggio di pochi minuti nella ‘civiltà’ ed ecco che la ruota anteriore si blocca nella neve e pum volo d’angelo con tanto di spettatori e cane che guarda incuriosito. Nessun danno fisico ma un piccolo colpo all’orgoglio di biker. Il giro si conclude con il sorriso stampato sulle bocca mia e di Edo, fotoreporter della giornata. Un posto meraviglioso, che grazie a questi strani mezzi ora è accessibile anche ai biker.

 

SCHEDA DEL PERCORSO:

Lunghezza complessiva: 16 km

Lunghezza salita: 5,5km

Altitudine di partenza: 1734

Altitudine max: 2177