IN THE NAME OF REIGN

GIANT REIGN ADVANCE 1 2018

In questa cala estate abbiamo avuto la possibilità di testare in modo intenso la nuova nata di casa Giant. Una bici con una lunga storia, che solo apparentemente è uguale a quella dell’anno precedente. Il mezzo è stato rivisto completamente. Ma entriamo nello specifico e andiamo a scoprire tutte le novità di questa bike.

IL TELAIO

Partiamo dal cuore della bici, ovvero il telaio. L a tecnologia utilizzata resta quella dell’Advance composite, processo brevettato dal marchio di Taiwan, cambia il materiale del leveraggio superiore, ora anch’esso in carbonio e cambiano le quote. Resta invece invariato il carro posteriore, sempre in alluminio ma con battuta boost. 

LE GEOMETRIE        

Grazie alle nuove misure di off set che hanno introdotto Rock shox e fox, è stato necessario fare un lavoro di rivisitazione delle misure. Cresce l’interasse di più di un cm come pure il reach, quindi una bici più lunga all’anteriore con un carro posteriore che già nella passata versione risultava molto compatto. Una bici quindi bassa e lunga, come vuole l’attuale tendenza.

 

IL GRUPPO AMMORTIZZANTE

Il gruppo ammortizzante è composto dalla forcella fox float performance elite e dal collaudato fox dpx 2 trunnion mount con tre regolazioni. Anche in questo caso, la battuta boost e l’aggancio trunnion garantiscono il massimo della rigidità possibile. Il mono è inoltre installto con lo standard metrico, quindi un ammortizzatore che a parità di escursione ha una maggiore camera di compressione.

COMPONENTI

La componentistica è affidata a sram, troviamo quindi il gruppo eagle gx 1x12, freni guide rs, guarnitura truvativ descendente. Il comparto ruote è affidato alla svizzera dt swiss con la serie 1700. Reggisella telescopico home made e coperture Maxxis.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROVA SUL CAMPO

Il primo aspetto che colpisce è sicuramente la colorazione, un verde acido fluo che o lo si ama o lo si odia, ma sicuramente non passa inosservato, personalmente ho sempre apprezzato le colorazioni forti. A parte le note di costume le differenze si notano anche a prima vista. La forcella con off set di 4 mm è una caratteristica molto evidente, come pure il nuovo leveraggio superiore, più massiccio del precedente. Quando poi si monta in sella il lavoro fatto è ancora òpiù lampante.una posiizone subito naturale dona sicurezza e voglia di guidare. La rigidità laterale della bici è impressionante, come pure la scorrevolezza delle nuove ruote. Sicuramente dt swiss realizza prodotti di grande valore, che abbinati a un telaio pensato per non avere flessioni laterali creano un buon connubio. Quindi bastano poche pedalate per percepire una struttura che dona una sensazione di grande solidità. Ho avuto la fortuna di scendere dal modello 2017 e salire sul 2018, in questo modo tutte le modifiche le ho sentite immediatamente. La percezione di stabilità la si apprezza ancora di più in discesa, dove la precisione di guida è al top della categoria. La cosa che più mi ha incuriosito è questo nuovo standard sulle forcelle. Il modo di guidare cambia molto, bici è più lunga ma con un inserimento in curva da all mountain, quindi rapido e diretto. Inoltre nei rilanci in piedi o nelle brevi salite si avverte una maggiore reattività dell’anteriore, diverso dalla sensazione lenta di una bici con angolo da 65°. Se parliamo di salita dobbiamo sottolineare l’ottimo lavoro svolto sui leveraggi. Infatti quel bobbing presente sul modello 2017 è completamente sparito. La bici con il mono in posizione firm sale che è un piacere, assecondando le asperità ottimamente, ho voluto verificare la bontà del sistema maestro salendo anche in posizione aperta e pur avendo un minimo dondolio la pedalata rimane fluida ed efficace. Questa qualità in ascesa si paga con un leveraggio che risulta un po’ pigro nel ritorno. Sarebbe interessante verificare con i tecnici Giant se questo è da imputare all’idraulica del mono o ad una scelta progettuale.

 Ho avuto la possibilità di testare questo mezzo sulla down town di Sestriere, in salita verso col Basset e colle banchetta (2800mt) e in generale nelle condizioni più diverse, bosco umido, radici ripido, sterrati di alta montagna e bike park. Il tutto per verificare l’ecletticità di un mezzo nato per competizioni dove essere polivalenti e d’obbligo. La bici si è comportata egregiamente in ogni condizione. Quindi l’up grade del 2018 dona alla Reign un equilibrio che ne fa una di quelle bici da cui non vorresti scendere. Come sempre però testare una bici significa passarla ai raggi x e verificare ogni dettaglio. Quindi analizziamo alcuni particolari migliorabili, partendo dalle coperture. Se l’high roller al posteriore è una scelta affidabile, allestire una bici con lo shorty come primo montaggio è una scelta un po’azzardata, infatti una gomma che dà sicurezza sul bagnato e sui terreni smossi ma che trasmette insicurezza in tutte le altre condizioni, per apprezzare al meglio la stabilità del mezzo lo abbiamo sostituito con un più consono Minion. Altro dettaglio da rivedere è la scelta del manubrio con rize minimo. La Reign è una bici molto bassa, sarebbe meglio vedere un manubrio con rize maggiore, in modo da poter avere un range di regolazioni dell’anteriore maggiore.

Una tutto fare di grande sostanza, capace di salire con energia e velocità e di assorbire tutto quello trova sotto le ruote con apparente facilità. Le bici da enduro stanno raggiungendo standard inimmaginabili, ormai sono bici che permettono uscite di molte ore con migliaia di metri di dislivello senza distruggere il biker e sanno poi essere delle mini dh quando serve. La tecnologia unita alla sapienza progettuale ci stanno regalando mezzi dall’indiscusso valore e questa Reign ne è sicuramente una dimostrazione cristallina.

PRO:

Rapporto qualità prezzo

Rigidità laterale

Schema ammortizzante

CONTRO:

Scelta delle coperture

Manubrio con un rize un po’ basso