La salita costante lascia il posto ad un pianoro, in lontananza si scorge il muro imponente della diga del Toggia, un bacino artificiale nato per la produzione di energia elettrica. Ma prima di raggiungerlo, dietro ad una curva, appare il rifugio Maria Luisa, prima tappa di giornata. Eretto in memoria di una giovane alpinista morta agli inizi del secolo scorso è una struttura massiccia, dalle pareti spesse e i soffitti bassi, pensata per riparare i viandanti dal freddo e dalle intemperie che qui sanno essere severe.  Da qui la strada prosegue verso la diga appena nominata e più su, fino al passo San Giacomo, confine italo svizzero.

Arriviamo alla diga, la attraversiamo e riprendiamo a salire fra verdi pascoli che regalano un formaggio pregevole, il Bettelmatt, un grasso d’alpe dai profumi inebrianti e dal gusto delicato quando è giovane che diventa sempre più intenso e elaborato a mano a mano che il tempo passa. Deve il suo particolare sapore all’erba mottolina, che cresce solo sopra i 2000 mt. Giungiamo così al secondo lago di giornata, il Castel, altro bacino artificiale dai colori blu cobalto

Il lago di Morasco, la chiesetta di Riale, i verdi prati e le vette appuntite richiamano alla mente viaggi paralleli, sensazioni di pace e benessere. Molti paesaggi alpini hanno il fascino del silenzio e della solitudine, quella bellezza muta che chiede solo di essere osservata, senza il bisogno di effetti speciali.