AI PIEDI DEL MATTERHORN

Come ogni anno si torna a fare una capatina in quel di Cervinia. Un modo per incontrare vecchi e nuovi amici, scoprire i nuovi trail che Daniele ha ideato per il nostro divertimento e realizzare uno dei molti tour che questo territorio sa regalare.

Il menu di quest’anno prevede di raggiungere il rifugio duca d’Abruzzi, che visto da Cervinia sembra lì a due passi, poi guardi sulla cartina e scopri che è 800 mt più in alto, a 2800 mt e che raggiungerlo non è proprio una passeggiata. Arrivo il giorno prima, così ho la possibilità di girare un po’ nel bike park per provare il nuovo ‘12’, fare due chiacchiere con Herin sulla stagione in corso e sui progetti per il prossimo anno e giocare fra sponde e salti con la nuova Trance 29’, bici che abbiamo testato su questi sentieri e di cui avrete già letto la prova sullo scorso numero.  Il secondo giorno si parte. Al risveglio il Cervino è bello, sgombro da nubi e pronto a mostrarsi in tutta la sua imponenza, ottima cosa. Ho deciso di realizzare questo giro proprio per passare sotto la parete di questo splendido ‘masso’. Poi come ogni storia che si rispetti arriva lei, la nuvoletta di fantozziana memoria che decide di posarsi proprio sulla cima, restandoci per tutta la durata del giro. Fa parte del gioco, in montagna il meteo è incerto per natura, è il motivo per cui le persone esperte consigliano sempre massima prudenza e abbigliamento adatto ad ogni condizione. Io prendo l’aneddoto della nuvoletta sul ridere, ma quel semplice cappello che si è posato sulla vetta, potrebbe creare grandi problemi agli alpinisti che vi si trovassero in mezzo. Questo pensiero mi porta a riflettere sul fatto che sui monti basta poco per trasformare una splendida gita in una situazione problematica.

Comunque allontaniamo questi cupi pensieri e torniamo al nostro giro. La giornata per il resto e splendida, il Plateau Rosà ci accompagna per tutta l’ascesa, mostrandosi in tutta la sua bellezza. Salgo chiacchierando con Alberto, guida di giornata, pedalata dopo pedalata.  Alzando gli occhi per vedere dove si trova il rifugio comprendo che è ancora in alto, una parete di 800 mt intagliata da una carrozzabile che si srotola fino a destinazione e in fine lui, il rifugio, un nido d’aquila situato in un a posizione privilegiata, base di partenza per le salite al Cervino o punto di arrivo di escursioni di giornata.  La pendenza costante permette di salire con ritmo tranquillo, però la quota si fa sentire, ad un certo punto si avverte il passaggio e puff!, improvvisamente si fa più fatica e il ritmo deve necessariamente calare un po’. Mancano però solo 200 mt di dislivello e quindi il più è fatto. Durante la salita è bello vedere Cervinia da una prospettiva diversa, i prati e i ghiacciai visti da qui si mostrano in tutta la loro grandezza.

E in fine si arriva…

Per chi come il sottoscritto è abituato a rifugi di montagna dal sapore retrò un po’ angusti e bui, entrare al Duca degli Abruzzi è una sorpresa inaspettata. Le stanze restano piccole e raccolte ma le decorazioni, le finiture e l’atmosfera sono da Chalet di lusso, una bomboniera che ti accoglie e ti coccola. La cima è ancora annebbiata, ma il panorama davanti a noi merita la fatica per l’ascesa. Un momento per recuperare le forze e per studiare il percorso per la discesa e si parte. Passeremo sulla morena che circonda la vetta, un sentiero a mezza costa che a volte rientra per superare dei torrentelli, poi un lungo crinale: 40 cm di larghezza per una discesa in cresta che vale da sola tutto il giro e in fine si arriva all’ingresso del bike park, per un tratto di discesa spensierata fra salti, wall ride e curve in appoggio che in pochi minuti ci portano fino al centro del paese. A questo punto diventa d’obbligo riportare lo sguardo verso l’alto, per rivedere il rifugio poco prima visitato e riempire la mente dei pensieri positivi che i monti regalano ogni volta, immaginando la prossima avventura a due ruote.

 

 

Alberto Fornasa

Info Cervino s.p.a.

Daniele Herin