Da Cervinia a Champoluc

Ciao Uomo, quando torni dalle mie parti?

Quando arrivano questi messaggi da Fausto è il segnale che qualche cosa bolle in pentola e l’istrionico biker vuole portarmi a fare uno dei suoi ‘giretti’.

Destinazione Cime Bianche e poi giù fino a Chatillon. Un tour meraviglioso, all’austerità dei ghiacciai di Cervinia si contrappongono i panorami e le vallate che arrivano a Champoluc. Salita, freddo neve e adrenalina sono gli ingredienti che contraddistinguono questa nuova avventura.

Ma andiamo con ordine e iniziamo dalla sera prima, quando mi arriva un messaggio: “domani mettiamo le catene…”, che tradotto vuol dire che sopra Cervinia sta nevicando. La mia risposta non lascia spazio a dubbi. “Meglio così sai che foto che vengono! “

Quindi si parte, a Chatillon l’amico Fabrizio Gallino ci aspetta e mi saluta con un sorriso sornione che comprenderò solo al ritorno. Tutto pronto per caricare le bici sul bus e via. Il primo tratto di salita lo percorriamo in pullman, arriviamo così a Cervinia da dove parte la vera avventura. Avevo lasciato la cittadina montana con il sole e la bandiere della Maxi che sventolavano con il Cervino sullo sfondo, la ritrovo silenziosa e con gli alberi brizzolati per una leggera nevicata, segno che l’inverno sta bussando alla porta. La contrapposizione tra la vitalità del periodo vacanziero e la quiete attuale è evidente. In questi periodi la montagna si prepara al lungo salto invernale. Mi piace la quiete, quel silenzio e quella lieve malinconia autunnale.

Scarichiamo le bici e ci dirigiamo ad un caffe per prendere qualche cosa di caldo prima dell’ascesa. Ci sono 2° e sono le 10.30’ del mattino, ai 3000 mt del gpm mi sa che farà frescolino. Attorno la neve ha imbiancato tutto, una leggera spruzzata che non ci impedirà di pedalare e darà fascino alle immagini che cattureremo. Partiamo e risaliamo parte della gara estiva, dentro di me penso che scendendo non sembrava tanto ripida, ma quando punti le ruote verso l’alto è tutta un’altra cosa. La salita è lunga, ripercorrere il ‘ventina’, mitica pista da sci, non è così semplice e ringrazio di avere il 50, che mi permette di salire. Attorno il paesaggio è suggestivo, il grigio della roccia colorato dal bianco della neve crea un contrasto che sembra uscire dagli acquarelli di un pittore. Il mio riferimento è l’arrivo della telecabina di Cime Bianche lago, ma quando giungiamo la sorpresa è molta nel constatare che c’è ancora da salire. Passiamo dalla partenza della seconda prova della Maxi, i ricordi la musica e l’adrenalina di quei momenti tornano vividi, 3.2.1. Go! Polvere, respiri affannosi, manubri che si toccano e rumore di ruote che frenano. Sembra di essere su un campo di battaglia quando lo scontro è finito, nel silenzio attuale resta nell’aria l’elettricità del momento. Ma alzando gli occhi questo viaggio mentale svanisce, l’obbiettivo è su, molto più su, forse troppo più su.  Allora non resta che continuare a pedalare, la neve copre il percorso con pochi centimetri che rendono l’ascesa più bella e suggestiva. Arrivati in vetta il contrasto è forte, dietro di noi il Cervino, i ghiacciai e un paesaggio lunare ammantato di bianco, davanti verdi prati che scendono a perdita d’occhio, diversi laghetti blu profondo e una traccia che si srotola come una matassa lungo il pendio che dovremo affrontare.

Allora si parte, la discesa è tortuosa, trialistica, pochi tratti flou. È l’alta montagna e bisogna sempre adattarsi a quello che ti offre, godere delle situazioni più differenti. Si scende e il verde delle praterie sottostanti chiama. Ricordo che qualche giorno prima avevo incontrato Vincenzo di Endura e gli avevo promesso foto dal sapore scozzese, cielo grigio, nevischio e il verde dei pascoli…dove sono i castelli e le cornamuse? Spesso rifletto sul fatto che in molti paesi riescono a creare emozioni descrivendo i loro posti come unici e irripetibili, facendoci bramare di essere lì perché solo lì si posso vivere certe emozioni. Poi vieni in Italia, passi da un ghiacciaio alla Scozia in un batter di ciglia e se ti distrai un attimo ti ritrovi in British Columbia e nemmeno te ne se accorto. Il nostro territorio è il più bello del mondo, punto. Cerchiamo di valorizzarlo e di esserne convinti.

Bene torniamo a noi, si diceva della discesa tortuosa, poi arrivano i prati e l’incontro con le mucche che stanno scendendo dai pascoli alpini e infine si arriva a Champoluc. La discesa vera termina qui, ma il nostro viaggio prosegue ancora lungo strade bianche, pinete adornate di sculture in legno e i rue, di cui abbiamo parlato più volte. L’ultimo tratto di questo interessante peregrinare è comune ad altri giri già fatti. Si finisce a Chatillon, dove l’amico Fabrizio Gallino accogliendomi mi sorride sornione, ora capisco il perché. Un giro splendido, scenari che mutano costantemente e più di 40 km di discesa a tratti ripida e sconnessa e spesso scorrevole. Un viaggio che vale la pena affrontare, come sempre accompagnati da guide che conoscono il territorio per poter apprezzare al meglio e in sicurezza il mondo che ruota attorno a noi.

 

Crediti:

Fotografo: Fausto Rosas

Informazioni e prenotazioni tour: Rosas Bike

Bici: Giant Trance advanced 0

Abbigliamento: Endura MT500,