ALPE SACCHI

Da Omegna l'alpe Sacchi è raggiungibile con tre diversi percorsi.  Passando per Arola, sicuramente il più lungo, oppure raggiungendo prima l'Alpe Camasca e poi seguendo il tagliafuoco verso il Ranghetto e un sentiero ben segnalato con un passaggio 'alpinistico', o invece dalla direttissima, percorrendo il sentiero fino ai laghetti di Nonio e poi la carrozzabile che raggiunge la Soliva e poi su fino alla meta. La decisione è di prendere la via direttissima, per una questione di tempo e perché è anche l'unica che si snoda quasi completamente su sterrato.  Da Omegna prendo la direzione Quarna, alle tre strade in prossimità di un autoconcessionario procedo in direzione torta in cielo in ricordo di un'illustre concittadino, Rodari. Seguo la strada principale passando attraverso una zona fatta di capannoni e villette. Superato il ponte sul fiume Fiumetta proseguo dritto, alcune case lasciano poi i posto a prati che vengono utilizzati per l'allevamento delle mucche scozzesi. Trovo una rampa asfaltata di un centinaio di metri e poi, appena spiana una svolata a dx ci permette di incominciare lo sterrato che ci accompagnerà fino alla cima. È possibile anche vedere la meta della nostra gita e da questo punto sembra un lontano miraggio, infatti il dislivello è di quelli importanti, un migliaio di mt circa ci dividono. Da Omegna l'Alpe Sacchi si presenta sempre come una macchia verde circondata dal bosco. Nel periodo autunnale chi attende la neve guarda spesso in quella direzione per vedere quando arriverà l'inverno.

Si pedala su una gippabile larga dalla pendenza dolce, l'ambiente è molto tranquillo, i rumori si attutiscono e sembrano lontani, complice anche il bosco di castagni che ci protegge. Oggi scruto all'insù per vedere quanti ricci hanno gli alberi e se sarà un buon anno per le castagne. la strada scorre agile sotto i tasselli, fino ad arrivare nei pressi di Ponte Bria, laghetto di pesca e ristorante. Un posto per chi è alla ricerca di pace e tranquillità. Prima di arrivare in questo luogo devo svoltare a sx su una sorta di gippabile molto sconnessa ma poco ripida. Circa 50 metri e poi si svolta a sx. qui il sentiero si fa molto tecnico e a tratti difficilmente pedalabile, è sicuramente un'ottima palestra per affinare la tecnica. Oggi non è la giornata migliore e in alcuni punti devo scendere a spingere. Il tratto è breve per cui non bisogna scoraggiarsi È una zona frequentata sia da biker che da enduristi ma soprattutto da alcuni forti trialisti capeggiati dall’omegnese Iolitta.. Finito questo tratto, delizia da fare in discesa con la bici da enduro, si ricomincia a pedalare, un largo tratto pianeggiante ci porta ai Laghetti di Nonio. Altro invaso per la pesca con annesso ristorantino e area pic nic. Sono anni che scorrazzo per questi boschi, con la bici, di corsa nel periodo autunnale, oppure a spasso con i cani o le racchette da neve . Quindi mi sento sempre come a casa mia. In prossimità dei laghetti dobbiamo seguire la gippabile che ci porterà fino in soliva. Qui bisogna prestare attenzione infatti è presente una condotta dell'acqua che è percorribile, ma ci porterebbe fuori strada. Oggi il giro prevede un'altra destinazione! Incomincia la salita che ci accompagnerà quasi fino alla meta. Una larga gippabile utilizzata spesso dai possessori delle baite presenti lungo tutto il tragitto e dai boscaioli che in questa zona si approvvigionano della pregiata legna da ardere di faggio. È una salita lunga, a tratti molto ripida e da affrontare dosando le energie. Il primo tratto in falso piano sembra accomodante, ma è utile usare rapporti agili per sciogliere le gambe e affrontare bene la salita. Non sono un'amante della fatica a tutti i costi, mi capita spesso di incontrare ciclo amatori dalle facce stravolte dalla fatica e dalla pedalata dura e a scatti, mi chiedo sempre cosa li spinga a soffrire in quel modo, quale soddisfazione ci sia nel trascinarsi fino alla cima, talmente stanchi da non riuscire nemmeno a godersi il panorama circostante, la bici è uno sport che va svolto con attenzione, dosando bene le proprie forze e rispettando il proprio corpo. Allora si che si può apprezzare il gesto atletico e tutto quello che ci circonda, purtroppo tutto questo non ti viene detto al momento dell'acquisto dell'oggetto del desiderio. Si pensa che pedalare sia un gesto automatico, naturale, che non sia necessario imparare a conoscersi e a conoscere la due ruote che ci porteranno a spasso. Mentre questi pensieri mi distraggono arriva la prima rampa, nel tempo è stata sistemata e ora è più agevole risalirla, resta comunque un ottimo antipasto per quello che ci aspetterà dopo breve tempo. Spiana per un beve tratto e dietro ad una curva a sinistra ecco che si incomincia a fare sul serio, una rampa di cemento dalle pendenze importanti. Consiglo a chi non fosse un atleta di prendere questo tratto con un rapporto il più agile possibile per non bloccare le gambe e rendere difficoltosa l'intera salita. Qui il paesaggio è splendido, a destra un bosco accompagna la vista fino alle prima case di Quarna sotto, la nostra meta si nota in lontananza e salendo regolari ci si avvicina ad una stalla che nel periodo estivo viene utilizzata per le capre. Da qui si ha una vista invidiabile su Omegna, capita spesso che nelle sere d'estate cerchi le luci di questo alpeggio immaginando una notte tranquilla, accompagnata solo dai pochi suoni della natura, e dalle persone più care attorno, chiacchierando amabilmente.... la fatica fa brutti scherzi,  il fondo sconnesso di questa salita mi riporta presto alla realtà. Abbandonato l'alpeggio e i suoi sogni si entra definitivamente nel bosco da cui si uscirà soltanto ai piedi della vetta. La salita procede fra impegnativi 'muri' e alcuni tratti pianeggianti, che sono utili a chi non è in possesso di una forma ottimale per ossigenare le gambe e permettere al corpo di recuperare gli sforzi fatti. Giunti in prossimità da alcune baite ancora frequentate il sentiero spiana, si attraversa un fiume, alla nostra sinistra c'è una splendida pineta e qui non bisogna farsi trarre in inganno, la salita non è finita, il tratto più impegnativo arriverà fra breve, quindi chi si sentisse in debito di ossigeno farebbe bene a rallentare, per riprendere fiato. Termina il tratto pianeggiante, si supera l'ennesimo fiumiciattolo, (consiglio di evitare il ponte) e la salita si fa ripida si svolta a destra e si incomincia nuovamente a salire. Qui la pendenza è maggiore, il termine rampichino calza a pennello per bici che devono inerpicarsi su queste strade, inoltre non ci son tratti pianeggianti che permettano di riposare, per una ventina di minuti circa si sale continuamente.  Nel periodo invernale il fondo indurito dal freddo rende la salita più agevole, ma oggi complice anche qualche temporale dei giorni precedenti, il terreno risulta un po' spugnoso e frena la salita. Si procede sempre all'interno di un faggeto, quando si arriva in prossimità di una sbarra significa che siamo quasi alla fine, un'ultima erta, la più ripida, e poi si scollina. Un posto circondato dal bosco, ci sono alcune baite ben tenute. La quiete però è solo di apparenza, sulla nostra destra scorre la gippabile, ampia e pianeggiante, ma la nostra bici dovrà puntare dritta davanti a noi, li la strada si inerpica attorno ad  uno splendido faggeto. Si pedala da pedala da circa un'ora e mancano ancora 30' alla vetta. quasi sempre in salita, il tempo può variare a seconda del grado di allenamento e dal mezzo scelto per l'escursione, ma la salita resta sempre lunga. Ci aspettano ancora tratti ripidi, tecnici dove a volte bisogna anche scendere, ma lo scenario adesso è di quelli da fiaba, faggi ben distanziati fra loro ci accompagnano in questo ultimo tratto. Si sale un po', la deviazione verso i Sacchi non è semplice da individuare, una freccia appesa ad un albero ci indica la direzione. Adesso è un single track ad accompagnarci alla meta, tecnico e ripido non è sempre pedalabile, però come spesso accade è un'utile esercizio per studiare i passaggi da fare durante la discesa, in modo da aumentar sia il grado di sicurezza che la possibilità di divertirsi. Questo tratto è sicuramente uno dei più belli da fare in discesa. Qui il termine flou, che descrive spesso il modo di interpretare le discese si sposa alla perfezione. Un serpente adagiato in costa all'interno del faggeto, è un continuo dondolarsi ,spingere e alleggerire la bici in una danza leggera. Sto ancora salendo e già mi gusto la discesa....si vede che la stanchezza incomincia a farsi sentire. Esco da quello che sarà un piccolo parco giochi e il sentiero si fa nuovamente largo, ma i molti sassi smossi e la pendenza impediscono di pedalare. È l'unico tratto dove conviene spingere senza ostinarsi a restare in sella. Dura qualche minuto, pochi e quando si incominciano a scorgere i prati dell'alpe il sentiero torna accessibile e si arriva pedalando a destinazione. È uno splendido balcone sul Cusio e su Omegna in particolar modo. La prima volta che ci arrivai mi percorse un senso di vertigine. Omegna è la, piccola in lontananza e sebbene non ci siano dirupi profondi ci fu un momento di sbandamento. Intanto la giornata splendida con cui ero partito ha incominciato a mostrare alcune velature offuscando un po' il panorama. Mi fermo un po' gironzolo per il piano .

Proseguendo qualche centinaia di MT e arrivo alla cappelletta in ricordo di un gruppo di partigiani uccisi nel settembre del 44. è in un posto strategico, con una vista meravigliosa verso il lago , e soprattutto verso Ameno, i paesini limitrofi e la pianura. Quando si osserva un panorama simile le emozioni si susseguono, la mente si comporta a volte come un nastro riavvolto velocemente, si vedono dei flash legati a momenti diversi vissuti nei luoghi osservati, penso che questi ragazzi che idealmente riposano qui,  osservando costantemente questo panorama riescono a sopportare meglio la loro tragedia personale , mi immagino che la pace che dona un simile panorama li possa ripagare un po' di quanto hanno perso e li penso nell'atteggiamento di chi veglia sulla la vita che scorre nei paesi sottostanti , sono morti inseguendo il sogno di un paese pacificato e libero. Ancora oggi da quel promontorio privilegiato possono osservare che nonostante tutti i problemi e la distrazione verso la nostra storia, la libertà è ancora un bene presente, e allora me li immagino tranquilli, spesso mi chiedo se ci meritiamo quello che ci è stato regalato, se quegli uomini, siano essi morti durante la lotta o ancora vivi approvino il nostro vivere. Ho un debito di riconoscenza verso di loro e il miglior modo per ringraziarli e vivere in pace e armonia, spero che basti.   Li saluto e lentamente ritorno al presente. Ci sono dei giorni in cui no n verrei più tornare, vorrei restare su questi monti dove la vita quotidiana pare sospesa. Ma la discesa chiama...e soprattutto la vita vuole che si torni ad occuparsi di lei.

Sconsiglio di seguire il sentiero che procede avanti dalla Cappelletta e di ripercorrere quello fatto in salita. È sempre una goduria, ho portato su quella traccia diversi amici, con capacita tecniche e bici differenti, ma tutti sono concordi nel ritenere il single track nel bosco un tratto meraviglioso. Si fluttua per alcuni minuti, il tempo vola e non si vorrebbe mai che finisse. Bello, veramente bello. Quando torno sulla strada larga, incontro alcune mucche che lentamente si dirigono verso casa. Il tempo scorre a un'altra velocità per loro ,camminano lente, mangiano tranquille,  sembrano il ritratto della pace e della serenità. Lascio che passino per non spaventarle e poi via, continua la danza. Decido di ripercorre l'intera salita  a ritroso. Una discesa molto veloce. Anche se dotati di un'ottima tecnica il consiglio è quello di procedere con attenzione controllando sempre la vostra velocità. Infatti è una gippabile percorsa anche da trattori e jeep, capita di rado, ma trovarsi dietro a una curva abbracciati a un mezzo simile non è simpatico...quindi attenzione. È una discesa bella con le attuali bici permette di controllare ogni situazione calibrare le frenate, impostare al meglio le curve... è utile per  migliorare la confidenza con il mezzo e la sensibilità delle diverse regolazioni e risposte degli elementi ammortizzanti. Si scende , si impostano le curve si ollano i passaggi dell'acqua e in breve tempo ci si trova nuovamente a Nonio. Oggi ho provato un'assetato un po' duro, mani e polsi ne hanno patito le conseguenze. Si riprende il sentiero fatto in salita, qui le difficoltà tecniche aumentano ed è necessaria una buona capacità tecnica per domare il sentiero e non farsi portare a valle dalla bici. Molto spesso trovo biker in balia degli eventi, privi di qualsisia tecnica di guida che si sono improvvisati guardando qualche video. La MTB è un mezzo che bisogna conoscere,fortunatamente incominciano a nascere alcune scuole dove ti insegnano a portare la bici nelle diverse situazioni. È fondamentale, sarebbe buona norma che rivenditori e le stesse case costruttrici mettessero maggiore accento su questo aspetto, ne gioveremmo tutti. Bene, dopo questa filippica, torniamo alla discesa, bella tecnica da prendere con decisione qualche curva delle radici da ollare, un pianetto e poi un rock garden vero. Sono presente diverse opzioni. Ultimamente trovo interessate un sentiero costruito  da poco dal passaggio delle moto. Qui bisogna guidare, ma quando ci si sente un tutt'uno con la bici e hai la percezione di avere tutto sotto controllo è fantastico, in questi momenti bisogna sentire le emozioni senza perdere la giusta attenzione perchè è anche il momento in cui più facilmente si può sbagliare e cadere. Si esce sulla strada principale, per rientrare subito sul sentiero che ci ha accompagnati in salita, il giro è ormai quasi finito, ancora alcuni passaggi, bisogna prestare attenzione sulla gippabile finale perchè è speso percorsa da auto e pedoni, quindi bisogna sempre tenere la velocità sotto controllo. Si esce nuovamente sulla strada asfaltata e adesso ci si deve portare fino a casa. Pronti per ripartire